Traversata del Cervandone

di Luca Mozzati, 1-8-2020

Cresta Sud-Ovest e discesa per la cresta nord e il Passo Marani

Grandiosa ascensione di carattere alpinistico di ampio respiro sulla montagna dominante Devero, varia e complessa, adatta a chi ama avventurarsi su percorsi desueti e di sapore ottocentesco, da non sottovalutare. Le difficoltà sono modeste ma il percorso migliore non è sempre evidente e si svolge su roccia di qualità mediocre e a volte pessima ed esposta alla caduta di sassi, mossi anche dagli stambecchi che vagano solenni. Il compimento della traversata aggiunge un fascino particolare alla salita e necessita, oltre che di un certo allenamento, di un buon senso della montagna, dato che presenta notevoli problemi di orientamento in caso di scarsa visibilità.

Superbo scorcio sul residuo circo glaciale col caratteristico lago, compreso tra Cornera e Cervandone, e grandioso panorama dalla vetta.

La discesa lungo la cresta Nord (cresta Larden) si sviluppa lungo un bel percorso di alta montagna, in qualche punto aereo ma sempre facile, attraverso una cresta di rocce spesso inconsistenti ma di colori suggestivi, con magnifici colpi d’occhio. Dal colle Marani la discesa è elementare. La via qui indicata come discesa è attualmente la via normalmente seguita da Devero, difficoltà F+, 5-6 ore

Difficoltà: PD-

Dislivello positivo: circa 2000 metri

Tempo: in salita 5-6 ore, in discesa 4

Materiale: bastoncini ed eventualmente un cordino; a seconda dell’innevamento possono essere utili piccozza e ramponi.

Storia

La prima ascensione nota, dopo un tentativo dei fratelli Braneschi di Baceno verso la metà del XIX secolo lungo la cresta nord, dove raggiunsero la quota 3155, si svolse il 15 luglio 1886 lungo la cresta SO, quella proposta, ed è dovuta all’immancabile William Auguste Brevoort Coolidge, storico e teologo statunitense, infaticabile esploratore delle Alpi, con W.M. Conway e le guide Christian Almer Junior e Rudolf Almer, che partirono da Binn. Con onestà la cordata dichiarò di aver trovato in cima un ometto.

La cresta Nord (cresta Larden) fu percorsa la prima volta in discesa da Catherine Maria Gardner e Walter Larden con la guida Xavier Imseng nel giugno 1891, raggiungendo il colle Marani e da lì Devero. Lungo questo itinerario si svolse la pionieristica prima salita invernale e prima salita con gli sci, ad opera di Aldo Bonacossa, detto “il conte bianco”, industriale della seta e instancabile alpinista ed esploratore, e di Adriano Revel, il 13 febbraio 1919.

William Coolidge (a destra) con la zia Meta Brevoort, le guide Christian Almer (a sinistra) and Ulrich Almer (figlio di Christian, secondo da sinistra) col celebre cane alpinista Tschingel, circa 1874. Photo Courtesy of the Alpine Club
Scialpinismo all’epoca di Aldo Bonacossa (Fondo Aldo Bonacossa, Società Italiana per la guerra bianca)

Cenno geologico

L’affascinante sovrapposizione geologica che caratterizza il Cervandone è anche uno dei motivi che ne rendono remunerativa la salita. Si distinguono con relativa facilità quattro strati rocciosi: rocce serpentinose basali, dal caratteristico colore verdastro e dalla consistenza quasi untuosa; ortogneiss del ricoprimento “Monte Leone”, relativamente solido anche se scheggiato in grossi blocchi accatastati; calcescisti rossastri e marroni di consistenza incoerente e insidiosi da percorrere; nuovamente ortogneiss (ricoprimento di Berisal) per la più solida cupola sommitale.

In alto nella foto la fascia di serpentino verdastro alla base del Cervandone vero e proprio

Fauna

E’ molto facile vedere le aquile, che nidificano in zona, stambecchi, camosci, marmotte e, con un po’ di fortuna, perfino un ermellino.

Toponimo

Incerto. Potrebbe derivare dal celtico Cherban-dun = altura. Come Charwadung compare nella letteratura nel 1843, come Pizzo del Cervandone nel 1854

Itinerario

Da Devero portarsi all’alpe Buscagna attraverso il sentiero che parte dalla frazione Pedemonte. Raggiunta l’alpe, in corrispondenza di un grosso masso lungo il sentiero, salire direttamente la ripida morena, puntando a un grande macigno ben visibile. Lo si supera e si prende una cengia erbosa verso sinistra, con vaghe tracce di passaggio e a tratti esposta, che con intuitivo percorso permette di superare comodamente i salti iniziali. Al suo termine si risalgono per tracce i pendii in direzione delle pareti del Pizzo Bandiera, fino a raggiungere un vasto anfiteatro di prati, morene e nevai, caratterizzato da diverse cascate (m 2400 circa). Puntare al torrente che scende dal canalone del Bandiera, percorrendone il lato destro (salendo) per qualche decina di metri, per poi spostarsi sul sinistro e sbucare sui pendii sottostanti la grande barriera serpentinosa che incombe poco sopra.

Risalire i pendii puntando verso sinistra e raggiungere lo spettacolare circo morenico-glaciale, caratterizzato da un lago (m 2800 circa) dal quale si sale per morene, nevai e fasce di rocce instabili al Passo degli Ometti (m 2956) alla base della cresta.

Dal passo seguire il vago crestone, caratterizzato nella prima parte da un facile canalone (neve), per spuntare sulla superiore fascia di rocce disgregate. Da qui si può proseguire facilmente verso destra, e poi cercare la via verso la cima attraverso le numerose possibilità, di analoga difficoltà e friabilità, o seguire la cresta, leggermente meno friabile e più difficile (II-), fino sotto la cupola sommitale, dove la roccia migliora grazie alla ricomparsa dell’ortogneiss, per guadagnare in breve la cima.

Qualche ometto lungo il percorso, nel complesso forse è da preferire rimanere in cresta.

La cengia di ingresso dall’alpe di Buscagna
La prosecuzione dell’itinerario e il passaggio del torrente del Bandiera
L’incontro con l’ermellino preoccupato per i suoi piccoli nella tana sotto al sasso
Il superamento del secondo salto col torrente che scende dal Bandiera
Il lago glaciale a quota 2800 metri circa, la punta Cornera/Ghischihorn al centro e la punta Devero sulla destra
La salita al Passo degli Ometti
La partenza della cresta col canale di ingresso
Gli ultimi metri verso la cima

Discesa

Dalla cima dirigersi verso nord est seguendo la cresta (I+) su rocce solide e quindi discendere il ripido pendio nord, tracce, impegnativo se ghiacciato, puntando alla cresta ben visibile verso destra. Si raggiunge il colletto dove sbuca il canalino Ferrari, bella ma pericolosa alternativa da fare in salita, e si prosegue per la facile cresta, guadagnando 100-150 metri di dislivello e superando diverse punte, di svariati colori e roccia spesso terrosa, fino a pervenire alla Punta Gerla (m 3086), che precipita verso i piani della Rossa con un ardito pilastro di rocce biancastre. Da qui in pochi minuti al colle Marani (m 3050), dal quale volendo si raggiunge in pochi minuti la Punta Marani (m 3107). Si discende il ripido canalone (attenzione in caso di neve dura) e seguendo sempre la linea naturale più evidente si guadagnano i Piani della Rossa (ometti, tracce, attenzione in caso di scarsa visibilità) dai quali in breve si arriva a Devero.

La discesa lungo quiella che è attualmente la via normale da Devero. A sinistra il Cervandone, a destra il colle Marani e il canalone

La discesa

In discesa lungo il versante nord del Cervandone
Le colorate rocce in disgregazione che si percorrono lungo la cresta, fotografate all’altezza dell’uscita del canalino Ferrari
Lungo la cresta verso il colle Marani
La cresta verso il colle Marani, a sinistra, sovrastato dalla punta Marani e dalla bifida vetta della punta Gerla sulla sua destra
Dalla piatta vetta della punta Gerla verso il Cervandone, è facile riconoscere il percorso fatto
La Rossa scendendo il canalone Marani. Sulla sinistra, in secondo piano, l’Arbola e le guglie di Geisspfaden
In discesa lungo il canalone Marani. A sinistra la punta Gerla, a destra la Marani

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