Vendül, la valanga: un approccio differente all’ambiente montagna

L’amico e guida alpina Michele Comi, con la sua associazione Vendül, propone un approccio tutto da esperire e gustare.Come programmare una gita con la pioggia e annullarla “causa bel tempo”. Non è il mondo alla rovescia, ma il rovesciamento di troppi luoghi comuni che minno il nostro rapporto con la natura. E non bisogna essere superuomini o atleti, ma semplicemente se stessi.

Buona lettura

Vendül

#l’aula migliore è fuori

Il Collettivo Vendül è un gruppo di professionisti, persone, amici, che condividono un pensiero comune: agevolare l’esperienza entro gli ambienti naturali come dimensione privilegiata per favorire processi educativi, formativi e di apprendimento.

Veniamo da percorsi professionali e personali completamente diversi. Siamo contadini, alpinisti, velisti e volatori, sperimentatori dei metodi naturali di equitazione, sciatori e cultori delle Scienze della Terra.

Tutti accomunati da un comune sentire, in una prospettiva di evoluzione, a partire dalle contaminazioni dovute alle rispettive esperienze professionali, maturate nei più disparati ambiti della formazione: in ambito organizzativo e aziendale, nella sicurezza, in ambito sociale, nello sport e nella scuola.

Benvenuto è quindi ogni incontro, racconto d’esperienza e approfondimento culturale che porti avanti quest’idea, non strutturata, che riconduca al centro la persona e la possibilità di entrare in intima relazione con il mondo naturale, nelle sue più svariate declinazioni, così da ritrovare un senso dei luoghi, un legame, conoscere la bellezza, promuovere l’immaginazione, assieme alla possibilità di risolvere problemi, trovare fiducia e sviluppare empatia.

Suggestioni

Vendül: termine dialettale della Valmalenco (Lombardia) che indica la valanga.

Valanga che nel suo significato comune descrive un evento naturale distruttivo, a volte catastrofico.

Oggi la legge stabilisce che chi cagiona la caduta di una valanga è punito con la

reclusione da cinque a dodici anni.

Nel XVI secolo gli abitanti delle Alpi estraevano dalle rupi una pietra speciale (la pietra ollare) per ricavarne pentole e contenitori.

Dai giacimenti d’alta quota il materiale estratto veniva trasportato a valle facendolo scivolare lungo la superficie della valanga stagionale, oppure deposto prima dell’inverno

all’interno di ripidi canali, attendendo che la valanga lo trasportasse a valle, per essere recuperato a primavera…

Esempi di come le necessità di sopravvivenza e la vita condotta in perfetta sintonia con l’ambiente, consentissero di sfruttare quello che accade naturalmente, trasformando un evento calamitoso in preziosa risorsa.

Vendül come fenomeno che mette in relazione l’alto con il basso, le cime con le valli, la montagna con la pianura.

Vendül è un movimento, un dinamismo.

Se riuscissimo a guardare il nostro pianeta da una certa distanza e a cogliere in uno

sguardo accelerato ciò che è accaduto in centinaia di migliaia di anni potremmo

accorgerci che la Pianura Padana è il risultato di un grande vendül.

Argille, sabbie e ghiaie alluvionali portate dalle esondazioni avvenute sin dalla notte dei tempi hanno colmato l’intera Val Padana.

Ogni formazione di un territorio ha a che fare proprio con le proprie “valanghe”.

Vendül come immagine di un apprendimento imprevedibile nei suoi risultati, che si

prepara in una dimensione altra (in alto-in natura) e poi, quando le condizioni maturano, è capace di incidere in profondità anche nel quotidiano (in basso – a casa o sul lavoro).

Ragioni di un progetto

Il fattore umano assume un ruolo di primaria importanza in ogni attività, personale e lavorativa.

Sperimentare in modo attivo, reale, riflettere e decodificare l’esperienza sono gli ingredienti fondamentali della proposta formativa.

E’ sempre più difficile vivere esperienze reali e registrare emozioni autentiche.

Ogni nostra azione nel mondo del lavoro e nella vita di tutti i giorni è influenzata da condizionamenti crescenti che allontanano dalla semplicità e dalla concretezza.

Gli ambienti naturali possono aiutarci ad attivare conoscenze, riconoscere emozioni, trovare significati e sperimentare nuove soluzioni e comportamenti.

Sperimentare significa conoscere la configurazione della neve, delle rocce, del terreno, non da soli, ma esplorandoli assieme ai compagni d’avventura.

Qui andremo a privilegiare il potere dell’osservazione, il dono dei sensi e l’esperienza diretta dei corpi.

Faremo a meno delle mille dotazioni tecnologiche d’uso quotidiano a cui sempre più spesso crediamo di non poter rinunciare.

Conoscere la montagna, la campagna o qualsiasi spazio di natura significa non arrivare a conclusioni certe e sottintende una continua e appassionata ricerca, dove la miglior risorsa per muoversi con consapevolezza e consonanza con ambienti naturali, a volte difficili, consiste nel prepararsi ad essere impreparati.

Nel muoversi in natura individui diversi sono sensibili a cose differenti.

L’uomo tecnologico moderno pensa ad un mondo fisico che può essere costantemente visualizzato e misurato in ogni suo punto, ma la montagna, incerta e variabile per definizione, sfugge ad ogni tentativo di totale controllo.

Sperimentare l’incertezza può offrire l’opportunità d’occuparsi un po’ di più delle donne e degli uomini, non solo dei lavoratori e delle organizzazioni che li rappresentano.

Persone che sanno essere forti, libere e perché no anche felici.

Per ri-scoprire la propria Montagna.

L’esperienza non è direttamente trasmissibile.

Ognuno di noi si muove in un universo che è legato a ciò che la sua storia personale ha prodotto a partire dall’educazione che ha ricevuto e dalle esperienze fatte.

Considerando che la relazione con l’ambiente è il mezzo più potente per migliorare le nostre capacità d’osservazione, di ascolto e di presa delle decisioni, abbiamo pensato ad un approccio di avvicinamento, un suggerimento per consentire l’attivazione –sorvegliata – di esperienze autentiche, alla ri-scoperta del proprio modo di sentire, pensare ed agire in rapporto agli altri e all’ambiente.

Come gli antichi minatori della Valmalenco, vorremmo facilitare l’estrazione di materiali preziosi ed utili a costruire significati personali e di gruppo una volta tornati a valle.

Non inventando nulla di nuovo ma associando la passione per la natura ad un certo

buon rigore pedagogico.

A chi ci rivolgiamo

Elaboriamo progetti in tre direzioni principali, approfondendo ciò che da alcuni

anni stiamo sperimentando.

Le premesse pedagogiche e la sensibilità sono le medesime; cambiano strumenti, contesti e programmi.

I contesti naturali nei quali amiamo lavorare sono in primis quelli di montagna,

campagna e collina: anche gli angoli verdi delle nostre città hanno spazio nei

nostri progetti.

Organizzazioni

Aziende, gruppi di lavoro, professionisti di differenti settori.

Percorsi di sviluppo di competenze trasversali, di orientamento professionale, di

team building, sviluppati a partire da una sensibilità ecologica comune e una

progettazione elaborata su misura.

Scuole e giovani

Bambini, adolescenti e chi si occupa di loro (educatori ed insegnanti).

Progetti di educazione in natura, per la formazione del gruppo classe e lo sviluppo

di competenze sociali. Di sviluppo professionale nella gestione della classe e nella progettazione didattica in natura.

Esperienze in natura

Chiunque lo desideri.

Per allenare la propria esperienza in natura, unendo l’esplorazione di ambienti

naturali significativi ad uno sguardo verso il proprio modo di attraversarli.

Senza obiettivi formativi definiti e con mete interessanti anche dal punto di vista

tecnico ma pur sempre provvisorie e funzionali all’esperienza di scoperta.

Contatti

Sito web: www.vendul.org

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/CollettivoVendul/

Mail: info@vendul.org Disegni: michele comi

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