Da Croveo a Crampiolo passando da Agaro e dagli alpeggi del Grande Est

di Michele Romagnoli

L’itinerario qui proposto consente di raggiungere la località Crampiolo (1770 m), nel cuore del parco naturale Alpe Devero, partendo da Croveo (818 m), caratteristico villaggio della Valle Antigorio (VB). Un percorso di trekking senza particolari difficoltà, destinato a camminatori di buona volontà desiderosi di conquistare passo dopo passo i pascoli alti e le meraviglie di Devero, in lento avvicinamento attraverso i paesaggi mutevoli e la natura intatta del territorio che precede il Parco.

Buona parte del tracciato si svolge lungo antichi sentieri un tempo frequentati dalle genti Walser, che oltre settecento anni fa giunsero da Nord per colonizzare alcune delle terre alte della Valle Formazza (e in misura minore della Valle Devero). Successivamente, si accede al territorio del Parco attraverso gli alpeggi più meridionali del cosiddetto “Grande Est” di Devero, un altopiano di grandi suggestioni e ampie visioni.

Il percorso è praticabile dalla fine del disgelo fino ad autunno inoltrato, prima della comparsa delle nevi invernali; infatti, per la presenza di alcuni brevi tratti esposti (vedi descrizione di seguito) è da evitare in caso di neve. Le fioriture tardo primaverili e i colori d’autunno aggiungono ulteriori elementi di interesse all’itinerario.

L’intero percorso richiede circa 5 ore di cammino, con un dislivello di 1200 m in salita e 250 m in discesa.

Nella mappa dell’itinerario sono evidenziati in rosso e giallo i numeri citati tra parentesi nel testo. Inoltre, vengono indicati i luoghi ove è possibile rifornirsi d’acqua.

Descrizione

Dal centro dell’abitato di Croveo (1), incamminarsi in direzione Sud-Est e raggiungere la frazione Beola. Nei pressi della chiesetta (2), imboccare sulla sinistra il sentiero che sale in direzione del bosco (segnali bianco-rossi).

Beola, frazione di Croveo: il piccolo oratorio presso cui parte il sentiero in direzione di Pioda Calva

Superati un paio di edifici, il sentiero si biforca (3): tenere la sinistra (indicazione per Pioda Calva) e poco dopo oltrepassare la piccola cascatella in corrispondenza di un guado (4) con bei gradini intagliati nella roccia viva. Proseguire lungo l’evidente sentiero che conduce ai 1231 m della località Pioda Calva (5) dove è possibile fare rifornimento d’acqua presso una fontana.

Pioda Calva, un ampio pianoro a 1231 m di altezza, deve il suo nome alla evidente placca rocciosa priva di vegetazione che si affaccia sulla valle poco dopo l’abitato di Croveo

In questo tratto il percorso offre interessanti scorci sulla vallata sottostante, da Croveo a Baceno, fino alla piana di Verampio, permettendo all’osservatore di “leggere” la geografia dei luoghi. Da Pioda Calva è possibile osservare, a quote analoghe, l’alpeggio di Esigo (10) adagiato sul versante opposto della valle, e verso Nord il minuscolo nucleo di Costa (11), separato dal profondo canyon del rio d’Agaro.

Panorama da Pioda Calva: in basso a destra, le baite della minuscola frazione di Costa (Hutz), aggrappata ad un pendio assolato. Più lontano, sulla sinistra, il pianoro dell’alpe Esigo. In alto si scorgono le prime nevi sulla cima del Pizzo Diei (2906 m, a sinistra) e del Pizzo Moro (2948 m, al centro).

Il sentiero fin qui percorso è punteggiato da numerose baite, che insieme agli edifici in gran parte diroccati di Pioda Calva costituivano anticamente avamposti Walser in valle Antigorio: infatti, nei periodi invernali con maggiore rischio di valanghe era in queste zone che usavano trasferirsi gli abitanti dei sovrastanti villaggi di Agaro e Margone. La storia plurisecolare delle genti Walser di Antigorio e Formazza, e dei loro villaggi sommersi nella prima metà del ‘900 dalle acque dei bacini artificiali di Agaro e Morasco, merita di essere conosciuta, approfondita e tramandata.

La “Ca dla Lisabetta”, lungo il sentiero per Pioda Calva: costruita accanto a un edificio agricolo, l’antica abitazione presenta un possente basamento in pietra, fino al primo piano, sovrastato da una caratteristica struttura in legno realizzata con tecnica “block-bau”. Il tetto è realizzato in piode. La casa è un interessante esempio di contaminazione tra le tecniche costruttive in uso nelle vallate ossolane e le tipiche architetture Walser.
Abbeveratoio scavato nella roccia viva lungo il sentiero per Pioda Calva.
Un solco lungo poco più di un metro, scolpito nel sasso a mo’ di grondaia, permette di intercettare la poca acqua che sgorga da una fessura, convogliandola nella vasca rettangolare.
Pioda Calva, cappelletta votiva all’inizio del pianoro su cui si trovano alcuni edifici diroccati
Il pizzo Cervandone (3210 m) fa bella mostra di sé attraverso i muri sbreccati di un rudere di Pioda Calva

Attraversata la piana di Pioda Calva, il sentiero si inoltra nel cupo vallone del rio d’Agaro, superando un suggestivo passaggio sotto una balma rocciosa e una scalinata in sasso, fino a raggiungere il guado sul fiume (6), che si supera agevolmente. Raggiunta la sponda opposta, il tracciato prosegue nella boscaglia in decisa salita, fino a incontrare l’imponente muraglione della diga di Agaro (7), costruita nel 1938. Il tratto di percorso tra Pioda Calva e la diga è sconsigliabile in presenza di neve o ghiaccio a causa di alcuni tratti esposti e per il rischio valanghe.

Un tratto di sentiero protetto da una balma rocciosa, all’imbocco del vallone del rio d’Agaro

Proseguire in direzione della sommità della diga (1599 m) e dirigersi verso la casa dei guardiani: nei pressi di quest’ultima, il sentiero vira in direzione Nord-Ovest salendo deciso sul pendio erboso sovrastante l’edificio (sono presenti indicazioni). Con alcuni tornanti si superano gli edifici di servizio (8) risalenti all’epoca della realizzazione della diga. Da questo tratto di percorso, vista suggestiva sul lago di Agaro e sull’arco disegnato dal muro della diga.

Lago di Agaro: l’imponente arco disegnato dalla diga (Foto di G. Onofrio)

Il sentiero, in ambiente selvaggio, raggiunge in breve l’alpeggio abbandonato (1821 m) e le poche baite di Corte Verde (9), per poi proseguire salendo in direzione Nord-Ovest su tracciato evidente.

Alpe Corte Verde: le prime baite viste dal sentiero che sale da Agaro
Alpe Corte Verde: tra gli edifici dell’alpe si distingue una piccola baita realizzata con travi incastrate con tecnica “block-bau”, di chiara matrice Walser

Poco più in alto di Corte Verde, un tratto di sentiero pianeggiante che attraversa un ampio vallone erboso (12) permette di scorgere, circa 500 metri più in basso, il villaggio Walser di Ausone (14), posto su un terrazzo panoramico esposto a Sud: nell’antico nucleo sono presenti tipiche architetture in legno e pietra, una piccola chiesa e perfino l’edificio della vecchia scuola.

Ausone (1463 m), avamposto Walser affacciato sulla Valle Devero (foto di G. Onofrio)

La traccia prosegue in traverso sui prati: guadagnare lentamente quota evitando la deviazione sulla sinistra che scende verso le baite dell’Alpe Nava (13). L’alpeggio, servito da alcuni edifici e da generosa acqua di ruscello, è situato in una conca dominata dal Pizzo Nava (2184 m), buon punto di osservazione sulla valle affiancato da un caratteristico ed evidente “torrione” di roccia.

Superata la conca dell’Alpe Nava, il percorso prosegue in direzione Nord tra radure di rododendri, mirtilli e boschi radi di larici. Siamo alle porte del “Grande Est”, ovvero di quella formidabile serie di altopiani che si sviluppa tra i 2000 e i 2300 m circa lungo tutto il confine orientale dell’area protetta di Devero. Le latifoglie hanno già da qualche tempo ceduto definitivamente il passo alle conifere, e il paesaggio naturale ha ormai assunto i tratti caratteristici delle praterie d’alta quota, ricche di flora variegata.

Stambecco (Capra ibex ibex) fotografato nei pressi dell’Alpe Nava

Il sentiero procede sostanzialmente pianeggiante mantenendosi intorno ai 2000 m di quota, passando al di sopra dell’Alpe Fontane (14), le cui baite si possono scorgere circa 100 metri più in basso. 

Alpe Fontane (1910 m), sullo sfondo del monte Cervandone

La traccia evidente consente quindi di raggiungere in breve tempo il più elevato dei tre laghetti del Sangiatto (15), circondato da dossi erbosi oltre i quali fa capolino la meravigliosa sequenza delle vette Lepontine: da Sud a Nord, si ammirano il gruppo Diei-Cistella, la cresta dell’Helsenhorn, le guglie del Cornera, le cime di Cervandone, Rossa, Fizzi, via via fino alla Punta d’Arbola, che raccorda le testate delle due valli Devero e Formazza.

Poco dopo aver oltrepassato il primo laghetto, il sentiero volge a sinistra per raggiungere le baite dell’Alpe Sangiatto (16), uno dei luoghi esclusivi di produzione del pregiato formaggio Bettelmatt. Nei pressi dell’alpe si scorgono gli altri due laghetti, di cui uno di norma quasi del tutto prosciugato a partire dalla tarda estate.

Colori d’autunno presso i laghi del Sangiatto, con lo sfondo del Pizzo Crampiolo, del Pizzo Fizzi e delle cime che circondano la Valdeserta.
L’incanto del “Grande Est” di Devero rimane più che mai intatto anche in una nebbiosa giornata autunnale…

Subito dopo le baite dell’Alpe Sangiatto si procede su strada sterrata in discesa verso Ovest costeggiando il lago inferiore. Poco dopo il termine del lago, in corrispondenza del primo tornante (17), conviene abbandonare la pista sterrata per imboccare sulla destra il sentiero, più stretto ma evidente, che disegnando un semicerchio a coronamento del vallone sottostante, perde a poco a poco quota e consente di raggiungere in breve tempo il villaggio di Crampiolo (18).

Alcune antiche baite di Crampiolo (1770 m), ancora intatte nella loro struttura originale.

Il rientro al punto di partenza dell’itinerario può avvenire percorrendo la strada sterrata o i sentieri che conducono in circa 45 minuti da Crampiolo all’Alpe Devero, per poi raggiungere Croveo tramite bus di linea (consultare preventivamente gli orari delle corse!) o con mezzi propri.

14 settembre 2020

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