Di pietre, di fiori, di nevi: giro all’Alpe di Pojala

di Renata Farina, novembre 2020

Pietre megalitiche, nevi, capre, fioriture, affacci su spazi stupefacenti sono tra gli ingredienti di una facile passeggiata adatta in tutte le stagioni.  Il percorso,  da Devero, attraverso la Bocchetta di Scarpìa sbocca nella valle di Agaro fino all’Alpe Pojala, e risalendo più a Nord raggiunge il  passo di Pojala riaffacciandosi sugli alti pianori sul versante di Devero.

Il monte Sangiatto, dalla morbida forma arrotondata. La bocchetta Scarpia si trova alla sua destra, sul lato Nord

Dall’Alpe Sangiatto, raggiungibile da Crampiolo, da Devero o da Cologno e già descritta in questo articolo, si sale verso la bocchetta di Scarpia alzandosi sopra il lago superiore di Sangiatto e godendo l’apertura del panorama fino alle più lontane cime della Svizzera verso sud ovest.

Salendo sopra il lago di Sangiatto si apre la vista sulle montagne sul lato opposto: da destra il profilo dell’Helsenhorn, il Pizzo Moro, il Monte Leone, il Fletschhorn, fino al quattromila della Weissmies

Giunti ai piedi della tonda cima del Monte Sangiatto, il sentiero avanza in lieve pendenza,  mentre il paesaggio alle spalle si ingigantisce sempre più in un vicinissimo colloquio con l’imponente massiccio del Cervandone, con le rosse rocce delle Punte della Rossa, del Crampiolo e del Fizzi. Imponente, quando bianca di neve, ci accompagna l’Arbola.

Verso Nord, salendo, ci accompagna l’Arbola appena imbiancata da una spolverata di fine agosto

In prossimità del passo si possono osservare l’aperture di grotte calcaree e affioramenti di una vena di marmi evidenti anche alla Corte Corbernas.

La bocchetta di Scarpìa si staglia morbida contro il cielo e, come ogni passo, porta sempre sorprese. Può essere il vento sferzante di una mattina invernale o, a luglio, la delicata fioritura di trifoglio rosato armonizzata con il giallo dei denti di leone. Può essere il colore rosso cupo dei “falsi mirtilli” sul pendio in una giornata di ottobre o l’incontro con le capre salite dall’alpeggio di Pojala.

Dalla Bocchetta di Scarpia, il pendio del Sangiatto rosso di mirtilli e la vista del Cervandone, della Punta Marani, della Rossa e del Crampiolo.
In un giorno di metà novembre, solitarie, una settantina di capre che pascolano sonoramente alla Bocchetta di Scarpia

Dalla bocchetta, sulla destra, una traccia porta alla cima del Sangiatto, con un passaggio a tratti esposto ma l’incomparabile soddisfazione di una vista straordinaria dalla sommità di un largo e tondo prato fiorito. La cima è raggiungibile anche nella stagione delle nevi con gli sci, a seconda delle condizioni valanghive. Un’altra traccia perpendicolare segue la cresta della catena che separa la valle di Devero da quella parallela di Agaro, dove lo sguardo e i nostri passi ora si affacciano.

Si apre la vista verso la pianura, conclusa dal profilo solenne del Diei e del Cistella, mentre al di sotto ci accompagna la vista del lago di Agaro, bacino artificiale realizzato nel 1936-38 coprendo con le sue acque due antichi abitati walser, gli insediamenti di Agaro e Margone, popolati da sette secoli da un centinaio di persone.

Il paese di Agaro riprodotto in una cartolina. Fonte: lavalledelrosa.forumfree.it

I Walser sono una popolazione di origine germanica che risiedeva nel Vallese, l’attuale cantone svizzero a ovest dell’Ossola, i quali nel corso del XII secolo, scavalcando i passi alpini, si stabilirono in diverse località montane costituendo poi omogenee comunità. Diversi fattori possono essere stati all’origine di questa migrazione; forse un fenomeno di sovrappopolazione nelle terre di origine, ma probabilmente anche le favorevoli condizioni di insediamento in aree alpine in cui risultava vantaggiosa per i feudatari locali la colonizzazione di territori favoriti da condizioni climatiche in quel momento particolarmente miti. I Walser dunque si stabilirono in piccoli nuclei abitativi instaurando con le nobiltà locali accordi secondo il “diritto Walser”: non erano legati alla terra e al signore, ma mantenevano la libertà personale, conservavano i terreni in libero affitto ereditario, gestivano i loro comuni con una amministrazione autonoma e prestavano il servizio militare come persone libere. Nuclei Walser erano presenti in Ossola nella località di Formazza, Salecchio, Ausone e appunto Agàro.

Insediati in alta quota, con l’inasprimento delle temperature dal XIV secolo, la loro vita fu sempre più capace di adattarsi ad ambienti severi con una accorta gestione dei boschi, tutelati anche come protezione dalle valanghe degli abitati, con la produzione di formaggi, la costruzione di abitazioni, stalle, fienili e forse anche delle stupefacenti opere in pietra che vedremo per raggiungere le praterie più alte da cui ricavare pascoli e  fieno.

Il sentiero scende piegando verso nord est su un secolare sentiero che rivela ancora antiche lastre di pietra a formare i gradini sul pendio.  Pochi metri sotto il cammino, un insieme di lastroni di colossali dimensioni può indurre il sospetto di qualcosa di straordinario che infatti si rivela se ci si avvicina per esploralo.

Piccolo baitello in pietra con straordinaria copertura “a falsa volta”

E’ la struttura perfettamente conservata di una baita di pietre sovrapposte costruita con una copertura a “falsa volta”megalitica, con pietroni lunghi circa due metri. Probabilmente era un baitello per la produzione del formaggio; il terreno è tuttora ben pavimentato e ai piedi gorgoglia un lieve scorrere di acque: spesso le baite per preparare il formaggio erano costruite sopra piccoli ruscelli. 

Ai piedi gorgoglia un lieve scorrere di acque: spesso le baite per preparare il formaggio erano costruite sopra piccoli ruscelli.

Sopra il sentiero, i resti diroccati di altre più grandi costruzioni testimoniano la presenza di un alpeggio stagionale in altitudine aggrappato perfino su questo ripido pendio.

Ai fianchi del cammino la fioritura estiva è di una straordinaria ricchezza. Dopo il periodo della copertura pallida degli anemoni che rivestono i prati dopo il disgelo, arriva il tempo dell’esplosione delle varietà e dei colori. L’astro alpino violetto con il suo cuore giallo si alterna a arnica, fiorellini di garofano pavonio, nobilissime nigritelle, delicate piloselle, distese  di botton d’oro.

I bellissimi astri alpini prediligono il terreno calcareo

Il sentiero procede sulla costa al di sopra una tonda conca  che appare quasi come una dolina carsica su un territorio roccioso costituito da calcescisti. Sono queste rocce metamorfiche, costituite probabilmente da antichi sedimenti di fondi marini precedenti il corrugamento alpino, composte da materiali di composizione calcarea e poco resistenti all’azione erosiva degli agenti atmosferici e dell’acqua. L’elevata presenza di carbonato di calcio favorisce un  fenomeno di erosione carsica, con cavità e inghiottitoi. Nei pressi dell’Alpe Pojala, poco sopra, il torrente si infiltra nel sottosuolo e riemerge solo 400 metri oltre, nelle prossimità del lago di Agaro, dando luogo alla sotterranea  “voragine del Pojala”, una cavità spettacolare con un salto d’acqua fragoroso di più di 30 metri su rocce bianchissime e marmi.   

Sotto l’alpe di Pojala una conca tonda. Il terreno carsico ha inghiottito il torrente che scende dal più alto lago di Pojala
Le antiche baite dell’Alpe Pojala. Al centro, un recente gabbiotto metallico su spianata di cemento

Si scende poi all’Ape di Pojala. L’alpeggio, costituito da quattro o cinque antiche baite di pietra, e da ruderi “ciclopici” di altre costruzioni ora in rovina, è stato sempre caricato con capi di pecore, di capre o di vacche. Nel 2017 il Comune di Premia ha ottenuto un finanziamento e previsto una spesa di oltre 650.000 euro per facilitare il lavoro dei malgari e “valorizzare” tre località: Agaro, con la costruzione di una trattorabile che sostituisce il sentiero dalla galleria dell’Enel fino al capo superiore del lago; la costruzione di una teleferica che è stata realizzata, con un visibile edificio sulla sommità del crinale, e un ampio tracciato a sevizio dell’Alpe Bionca e dell’Alpe Pojala, dove è prevista la costruzione ex novo del caseificio e dell’abitazione del casaro. Per agevolare il lavoro di mungitura recentemente sono stati posati tra le baite due bianchi gabbiotti metallici su una spianata di cemento. C’è da sperare che gli interventi previsti vadano nella linea del rispetto delle architetture e dell’ambiente.

Il percorso supera il largo e acquitrinoso piano dell’alpeggio e sale lungo il crinale prativo fino alla cascata che scende dal piccolo lago di Pojala. Il torrente si attraversa con un guado nella stagione asciutta, oppure risalendo sul nevaio aggirando a valle il ponte di neve sopra il corso d’acqua.

Prima del disgelo si supera il torrente attraversando il nevaio

Con i suoi 2.300 metri di altitudine per gran parte dell’anno le luci del lago di Pojala sono intonate al bianco delle nevi al disgelo o del primo ghiaccio che ricopre  la superficie.  Ma al finire dell’estate il terreno umido dalle acque del ruscello si popola di bianchi eriofori .

Il lago del Pojala a giugno, al tempo del disgelo
Fioritura da ambienti umidi nella stagione estiva

Si risale tra le morbide linee del pendio dolcemente modellato; costellato al disgelo di soldanelle lilla chiaro, delle genziane blu intenso o delle più delicate genzianelle, di anemoni, di ranuncoli gialli, di primule d’alta quota, di “pan di marmotta” con piccoli fiorellini di silene rosati.

Verso il Passo, una vista sulla morbida conca modellata dall’erosione glaciale

Eccoci infine a valicare il passo del Pojala. Il nome autentico del passo era Colle di Agaro, probabilmente attraversato dai Walser di Agaro per proseguire fino alla Bocchetta d’Arbola e da lì alla Svizzera, anche nelle traversate clandestine per i trasporti di contrabbando. 

Qui la vista si spalanca sulle distese del cielo e della prateria sommitale da cui gradatamente, avanzando, appaiono le cime del versante nuovamente raggiunto.

Salendo al Passo si aprono le distese del cielo e della sassosa prateria di alta quota da cui gradatamente emergono le cime

Sulla destra la catena continua con le punta di Tanzonia e i Pizzi del Busin.

Caldi dei colori serali, i Pizzi del Busin appaiono quasi maestosi

L’apertura di spazi larghi e distesi offrono un ampio respiro di  libertà e avventura.  Il piatto altopiano solcato da profondi canyon  porta all’Alpe Forno.

I larghi pendii della Satta

I pendii  verso sud portano al passo del Corbernas,  su una costa che scorre tra infinite quinte di luci. 

Le quinte di neve che si susseguono verso l’orizzonte sulle coste verso il Corbernas

Il sentiero più diretto scende verso l’Alpe della Valle, affacciato sull’imponente scenario dei monti antistanti.

Scendendo verso l’Alpe della Valle
Gli alti pianori della Valle sono attraversati dal torrente

Scendendo, infine, una baita isolata segna l’Alpe Naga ora non più utilizzata, e in breve si raggiunge l’Alpe della Valle e ci si collega ad altri itinerari che portano in diverso modo più a valle.

La piccola baita dell’Alpe Naga

Una passeggiata senza difficoltà dunque, ma che nell’arco di una giornata offre una gamma infinita di esperienze e conoscenze, di respiro di spazi e libertà. L’itinerario si può percorrere nella stagione invernale anche con gli sci d’alpinismo quando le condizioni sono sicure: attenzione soprattutto al pendio dopo la bocchetta di Scarpia.

INFORMAZIONI

La mappa dell’itinerario è visibile qui: Mappa

Altri itinerari collegati: Gli alpeggi a quota 2000, balcone panoramico tra habitat preziosi

Altitudini:

  • Alpe Devero: 1630
  • Bocchetta di Scarpia: 2248
  • Alpe Pojala: 2150
  • Passo di Pojala: 2405

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