Giro in due giorni dei villaggi walser. 1 Camminata attraverso Salecchio e l’Alpe Pojala

Di Livia Olivelli e Alberto Paleari

Qui la prima tappa di un itinerario descritto a due voci di un lungo percorso che unisce storia, architetture, gusto della camminata, alta montagna Tra la val Formazza e Crampiolo attraverso villaggi Walser e alte quote.

Da Rivasco a Crampiolo passando per Salecchio e per l’Alpe Pojala

Livia Olivelli

Il nostro viaggio nella storia delle comunità walser antigoriane inizia dalla frazione di Rivasco (m 865) pochi chilometri dopo Premia, al confine tra Valle Antigorio e Formazza.  Avremmo potuto partire da Il Passo o da Chioso ma non volevamo percorrere a piedi le strade carrozzabili che servono gli alpeggi, strade utilissime, così come lo sono le linee elettriche che  portano la corrente a baite vecchie di secoli, ma certamente meno suggestive dei vecchi sentieri, che, dobbiamo dirlo, qui sono ancora ben tenuti e segnalati.

Parcheggiata l’auto nella piazzetta, attraversiamo la strada, costeggiamo due case, seguiamo il segnavia G23 (cartello per Alpe Forno, Casa Francoli , Alpe Tanzonia) e ci addentriamo nell’ombroso e ripido bosco che risaliamo arrampicandoci su gradini in sasso, costruiti a forza di braccia e scalpello nel 1600. La scalinata serviva per far salire il bestiame ai pascoli, la distanza dei gradini è regolata sul passo delle mucche.

Salendo la ripida scala nel bosco costruita nel 1600

Arrivati all’Alpe Forno (1371 m  h. 1.10) dove l’erba è stata falciata per far pulizia, il sentiero, all’inizio poco evidente, piega a sinistra (cartello per Casa Francoli e Alpe Tanzonia).

Raggiunti i pascoli dell’Alpe Vova  (1448 m) si sale fin quasi al torrente, senza attraversarlo sul ponte della carrozzabile che sale da Chioso, e si segue a sinistra il piccolo cartello in legno con la scritta Salecchio. Cominciano ad apparire le baite in legno tipiche dell’architettura walser detta”Blockbau, caratterizzata  da tronchi di larice squadrati e assemblati con incastri angolari,  basamento in pietra, quasi sempre di impianto quadrato, che difende la struttura in legno dall’umidità, tetto di piode.

A Case Francoli (1550 m) gruppetto di abitazioni walser accovacciate sul dosso, facciamo rifornimento d’acqua alla bella fontana (cartello per Salecchio Superiore, Alpe Salecchio, Passo del Muretto).

Case Francoli

Da qui il sentiero procede in mezza costa e anche un po’ in discesa  fino al villaggio walser di Salecchio Superiore (m 1509).

Fondato nel XIII secolo, abitato stabilmente fino al 1965, ma con sempre meno abitanti (120 nel 1700, 100 a fine ‘800, 88 nel 1921, 20 nel 1962) Salecchio sorge su un terrazzo montano a picco sulla sottostante valle Antigorio, circondato da verdi praterie e coronato da folti boschi di conifere. Ci inoltriamo tra le brune case di legno, gerani rossi alle finestre, panni che svolazzano al vento, un cane che guaisce. Dalla chiesetta il sentiero riprende a salire e  in venti minuti conduce all’Alpe Salecchio (m 1865) dove ancora oggi il bestiame passa l’estate. Sul pendio sorge un  gruppo di stalle, i tetti di alcune sono crollati , di altre rimangono muretti di pietre che si confondono tra i grigi massi.

Le case di Salecchio

Entriamo nel lariceto e continuiamo a lungo in mezza costa,  fino a sbucare su una vasta radura, dove,  portato dal vento,  ci arriva il suono dei campanacci. Saliamo ancora in un rado bosco fino a un colletto da cui si vede ancora lontano il Passo del Muretto, una mezza luna nel cielo azzurro.

Il Passo del Muretto

Con una breve discesa raggiungiamo la magnifica Alpe Casarola di sopra (m 2023). Un torrentello serpeggia in mezzo ai prati. La baita è aperta, all’interno un tavolo, due panche, in un angolo un focolare senza camino da cui il fumo se ne va nelle fessure tra le piode del tetto, la “zona notte” è sul soppalco. Cominciamo a salire tenendoci verso la montagna, qualche segnavia bianco e rosso sui massi, il sentiero scavalca un piccolo dosso e rasenta una parete rocciosa.

La salita fino al passo è lunga. Incontriamo un folto gruppo di ticinesi che partiti dall’Alpe Crampiolo, la nostra meta di oggi, sono diretti a Fondovalle. Vengono da Binn e andranno a Bosco Gurin. Siamo contenti di scambiare due parole e, almeno io, di riprendere fiato.

Qualche isolato fischio di marmotta segnala la nostra presenza, siamo arrivati al passo del Muretto (2347 m, da Rivasco 6 ore) e c’è anche il muretto. Ci dirigiamo verso la Bocchetta di Scarpia che si indovina all’orizzonte. Non lasciatevi attrarre dalla traccia a mezza costa, ma abbassatevi di una cinquantina di metri per raggiungere il comodo sentiero che si inoltra verso i grandi altopiani dell’Alpe Pojala.

Alpe Pojala

Sullo sfondo dell’affresco l’Helsenhorn e il Cervandone, alla nostra sinistra, incastonato fra pendii boscosi, il lago di Agaro, sotto il quale dorme per sempre il paesino walser, emerge dalle nebbie.

Sull’antica piana, sommersa dalle acque del bacino artificiale, “per sette secoli ha pulsato di vita la più remota e inaccessibile colonia walser prima di essere sacrificata al superiore bene dello Stato, bisognoso di aumentare il suo potere energetico” (da I Walser, di Renzo Mortarotti, Giovannacci Domodossola).

Scendiamo all’alpe Poiala (2148 metri) attraversiamo il filo argentato del rio e risaliamo per morbide e ondulate praterie di velluto verde fino alla Bocchetta di Scarpia (2248 m, h. 7.30) racchiusa fra Sangiatto e Monte Corbernas, mete invernali molto frequentate. Ci fermiamo qualche istante per ammirare La Rossa, e il gruppo del Pizzo Crampiolo Sud che fanno da corona alla piana del Devero.

Dopo più di 1600 metri di dislivello le salite sono davvero finite e scendiamo verso il villaggio di Crampiolo.  Lasciato alle spalle lo specchio d’acqua del Lago Superiore del Sangiatto, attraversiamo l’alpe omonima da cui parte la mulattiera percorsa dal trattore dell’alpigiano.

Lo specchio d’acqua del lago superiore del Sangiatto

Al primo tornante prendiamo il sentiero che devia sulla destra e continua in mezza costa nel ripido bosco (scorci sulla piana di Devero).  Senza passare da Corte D’Ardui, finalmente, dopo quasi nove ore di cammino, arriviamo alla nostra meta: Crampiolo (1287 m) affollata di bambini che scorrazzano nei prati, coppie che passeggiano, cani al guinzaglio.

Decidiamo di fermarci all’Agriturismo. Nella struttura principale non ci sono più camere libere, una ragazza, originaria di Chioso, il paese dopo Rivasco, ci accompagna fino a una minuscola baita ristrutturata con gusto e cura dei dettagli. Quasi non crede che siamo arrivati a piedi da casa sua.

Ci arrampichiamo per la scala in legno fino alla cameretta nel sottotetto, dove, avvoltolata nel piumone mi addormento subito.

Ben prima dell’ora fissata per la cena, siamo già seduti al tavolo. La signora Fiorella Olzeri ci propone zuppa di cipolle e vari assaggi di carne in umido con polenta. Per finire i formaggi, un grasso d’alpe e un mezza pasta prodotti dalla famiglia all’alpeggio di Sangiatto.

E’ tutto buono, dieci e lode al tapelucco con le verze e allo spezzatino, le porzioni sono generose e il vinello va giù che è un piacere.

Dopo cena il tragitto tra l’agriturismo e la baita dove dormiamo lo facciamo di corsa sotto la pioggia battente.

Dislivelli:

Rivasco (m  845) – passo del Muretto (m. 2347) – Alpe Pojala – bocchetta di Scarpia (m.2248) – Crampiolo (m 1767).

Livia Olivelli

La mappa dell’itinerario è visibile qui: Mappa

Itinerari collegati:

Giro in due giorni dei vilaggi walser. 2. Da Crampiolo per i laghi del Busin

Da Croveo a Crampiolo passando da Agaro e dagli alpeggi del Grande Est

Di pietre, di fiori, di nevi: giro all’Alpe di Pojala

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